“Questo non lo mangio!” La neofobia alimentare

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Partiamo subito da una delle domande più frequenti riguardo all’alimentazione: perché mi* figli* non mangia\mangia poca verdura e\o frutta? Perché mangia sempre le solite quattro cose? E come mai questo atteggiamento, visto che fino all’altro ieri mangiava pure le gambe del tavolo?

Le riflessioni e le risposte che vorrei condividere con voi partono dai seguenti spunti:

 

  1. Il bambino sta bene?
  2. Non preoccupatevi!
  3. Non demordete!
  1. Innanzitutto, come sempre, osservate il\la vostr* bambin*. Sta bene? È seren*?
    Se il\la pediatra conferma che il\la piccol* cresce ed è sano allora non ha senso agitarsi.
    Molti genitori, soprattutto di neonati, hanno il terrore di percentili e curve di crescita. Ricordate sempre che questi strumenti sono l’espressione grafica di come i bambini, posti in un “ambiente ideale”, potrebbero e dovrebbero crescere, ma vanno contestualizzati con la storia personale di vostro figlio (es. fattori genetici). Dunque non ha tanto importanza che il bambino sia perfettamente nella media, ma che sia bensì nel range di questi grafici e, più di tutto, conta che stia bene: perché crescita non vuol dire solo peso, altezza e circonferenza cranica. Crescita è anche sviluppo psicomotorio, aspetti cognitivi e neurologici, linguaggio, socialità, armonia e benessere generale…

Se comunque voi osservaste una crescita scarsa\eccessiva o altri tipi di problematiche sarebbe bene consultarvi con il pediatra col quale avrete instaurato un rapporto di conoscenza e fiducia. Sarà lui a tranquillizzarvi o, nel caso, indirizzarvi verso ulteriori approfondimenti.

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2. Posto che non ci siano problematiche di sorta, non preoccupatevi se il bambino rifiuta determinati cibi o, improvvisamente, riduce la varietà di alimenti nella sua dieta.
È un atteggiamento del tutto fisiologico e universale che ha un nome specifico: neofobia alimentare
(letteralmente “paura del nuovo”).

Essa si manifesta maggiormente tra i 2 e i 5 anni, solitamente si estingue crescendo, ed ha base filogenetica. Questo significa che la neofobia è giustificata dalla nostra stessa natura. Immaginatevi un cucciolo d’uomo che, milioni di anni fa, dopo esser stato sempre vicino alla sua mamma e allattato a lungo, si avventura nelle sue prime esplorazioni assaggiando erbe e frutti selvatici. Ecco, la neofobia ha origine qui e serve a proteggerci da cibi pericolosi. Certo oggi, dove praticamente tutto è controllato, l’istinto neofobico può avere meno senso d’un tempo, ma è pur sempre utile conoscerne l’origine per comprendere che non è un semplice capriccio del bambino e per attuare strategie utili ad una sana educazione alimentare.

Da tale premessa, infatti, possiamo ricavare queste informazioni:

  • I bambini prediligono certi tipi di alimenti perché ritenuti meno pericolosi. Pane, patate, banane (la classica, per noi triste, pasta in bianco vi dice qualcosa?) sono bianchi\giallini e dolciastri proprio come, rullo di tamburi…l’alimento buono e sicuro per eccellenza: il latte materno!
  • I cibi colorati e particolari, diversi dal solito, inducono più diffidenza anche perché, in natura, sono associati a cibi dannosi (vedi le bacche velenose o i funghi)
  • Anche le consistenze giocano un ruolo fondamentale: il gelatinoso o il croccante, per esempio, possono dare sensazioni piacevoli per alcuni bimbi, fastidiose o repellenti per altri.

Allora vuol dire che non c’è speranza e dobbiamo rassegnarci a far mangiare sempre le solite pietanze?

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3. Decisamente no! Se è pur vero che la genetica incide su questa predisposizione alla neofobia, possiamo giocare d’anticipo. Vediamo come:

Partire da gravidanza e allattamento

Le molecole dei sapori dei cibi passano oltre la placenta spandendosi nel liquido amniotico e, al momento, nel latte materno. Quest’ultimo, infatti, prende il gusto di ciò che mangia la mamma oltre a cambiare sapore in base alla sua diversa composizione che, nell’arco di una stessa giornata, si adegua ai bisogni del bambino. Quindi se il piccolo riconoscerà quel sapore, perché l’avrà già “assaggiato” nel grembo materno, popperà di certo con più gusto. Questo significa che più la mamma avrà una dieta sana e varia già durante l’attesa e l’allattamento, più il bambino sarà portato ad essere meno schizzinoso.…e con lo svezzamento.

È bene proporre una ricca varietà di alimenti già dai primi assaggi, frutta e verdura compresi. Si favorisce così, sin da subito, un atteggiamento curioso nei confronti del cibo.

L’esempio dei genitori è fondamentale anche ad allattamento terminato. Può risultare banale da dire ma come può un* bambin* mangiare l’insalata se i genitori sono i primi a non gustarla e a proporla?

Certo anche noi adulti abbiamo dei cibi che gradiamo più di altri, anche noi cambiamo gusti periodicamente, abbiamo desideri, bisogni e disgusti che rispettiamo e vogliamo che anche gli altri rispettino e non forzino. Perché dovremmo fare diversamente con i bambini che, per di più, sono in fase di scoperta e sviluppo e pertanto meritano più attenzioni e delicatezza?

Ricordiamo quindi che l’importante non è tanto mangiare tutto, anche se logicamente è auspicabile una dieta più varia possibile, ma mangiare sano. Non rinunciare: occorre riproporre lo stesso alimento almeno 8-10 volte e farlo a distanza ravvicinata affinché il piccolo inizi a prendere confidenza, ad essere incuriosito e a volerlo assaggiare. Di certo sarà più invogliato se vedrà mamma e papà mangiarlo con gusto.

Un piccolo “escamotage” può essere quello di offrire ad inizio pasto proprio il cibo nuovo\poco desiderato, magari preparato in modo simpatico e diverso ogni volta, per sfruttare il maggior senso di fame e la multisensorialità (è utile variare colori, consistenze, permettere di toccare il cibo con le mani, annusare…).

Va benissimo associare al cibo esperienze piacevoli e un linguaggio positivo. Per i bambini non ha senso sentire frasi del tipo: “mangia che ti fa bene” ma comprendono benissimo che mangiando il pesce gli occhi vedono lontanissimo come il loro supereroe preferito.

Mai usare il cibo come premio o punizione. Le classiche frasi “Se finisci tutto\ se mangi i broccoli ti dò il gelato” raggiungono lo scopo in modo apparente. Infatti instaurano il meccanismo deleterio per cui il bambino mangia solo per far contenti i genitori forzando i suoi meccanismi di autoregolazione e i suoi gusti personali. Inoltre non è di certo in questo modo che insegniamo il rispetto.

Coinvolgere, senza forzature, i bambini durante la spesa e la preparazione dei pasti, stimolarli con racconti rispetto agli ingredienti che si stanno usando, magari narrando episodi personali e famigliari. Ne deriveranno curiosità e confidenza. In più il bambino sarà incoraggiato nell’assaggiare qualcosa che ha preparato lui stesso.

I piccoli hanno sempre il forte desiderio di essere come mamma e papà. Perciò può rivelarsi utile preparare e far gustare qualcosa “da grandi” (in versione adatta per i bambino ovviamente).

Per concludere, non lasciatevi prendere dall’ansia. Del resto serenità, pazienza e consapevolezza sono ingredienti indispensabili per affrontare qualsiasi cosa, anche a tavola!
Ne parleremo più approfonditamente al prossimo appuntamento.

Ginestra Moresca

pedagogista ed educatrice

 

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