Fase 3: quattro domande alla psicologa

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In vista della Fase 3, quando la nostra vita tornerà ad assumere una quasi parvenza di normalità (speriamo), mi sono rivolta alla nostra psicologa e psicoterapeuta Silvia Puricelli ponendole quelle che sono, le domande più frequenti che ci stiamo facendo noi genitori. Buona lettura!

  • Tornare alla normalità: i primi centri estivi e poi a Settembre, il rientro a scuola. Come ci consigli di preparare questi importanti rientri per i nostri figli?

I bambini hanno una grande capacità di adattamento, molto più degli adulti. La spinta che hanno alla socializzazione li aiuterà ad adattarsi a una ripresa dei contatti sociali, di cui hanno molto bisogno. Per loro il confronto con i pari, l’appartenenza ad un gruppo, che sia ludico o legato all’ambiente scolastico, è indispensabile alla crescita. Il nostro cervello è strutturato per garantire la possibilità di stare nella relazione perché attraverso la relazione si evolve. Mi auguro che la ripresa scolastica sia pensata in funzione anche di questi bisogni essenziali per i nostri piccoli, oltre che strutturata sulle esigenze sanitarie. Barriere e eccessive limitazioni nel contatto tra pari possono essere controproducenti e fonte di disagio.

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  • Come possiamo spiegare la “nuova normalità” ai bambini più piccoli? L’uso della mascherina degli adulti, il distanziamento sociale ecc.

Spesso si pensa, sbagliando, che i bambini, in quanto piccoli, non possano comprendere ciò che accade intorno a loro. In realtà i bambini hanno estremo bisogno di attribuire un significato a ciò che vivono. Se non siamo noi adulti a fornirlo saranno loro a cercare una spiegazione in autonomia, attribuendo significati a volte erronei perché non hanno ancora tutti gli strumenti necessari per decodificare la realtà. È importante quindi spiegare ai bambini più piccoli, già a partire dai due anni, il perché in alcune circostanze gli adulti hanno la mascherina e perché il contatto non è sempre possibile. Suggerisco di andare nella direzione della loro tutela: lo fanno per proteggerti nel caso fossero ammalati in modo che tu non ti possa ammalare. Non allarmiamoli con il concetto di pericolo, ma rassicuriamoli sostenendo quello di tutela e protezione nei loro riguardi; questo li farà sentire al sicuro.

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  • Far rientrare i bambini appieno nella società: come possiamo gestire le nostre paure di genitori in modo che loro non ne vengano travolti?

Per fare in modo che i bambini si sentano al sicuro la prima condizione è che il genitore in primis senta di esserlo. L’associazione EMDR di cui faccio parte ha sostenuto psicologicamente le vittime dei terremoti, tra cui anche bambini, avvenuti in Italia negli ultimi anni. Quando veniva chiesto ai bambini che cosa li avesse più spaventati dell’esperienza del terremoto, la maggior parte non parlava di terra che trema o muri che crollano ma molti riferivano il volto della mamma spaventata. Un bambino, infatti, per capire se ha davvero da temere a fronte di un potenziale pericolo, non avendo da solo gli strumenti cognitivi ed emotivi sufficienti per decodificare la situazione, rivolge l’attenzione al genitore: se questi è spaventato allora sa che c’è da temere, se invece è rassicurante, il bambino si calma. Dobbiamo essere per primi noi genitori fiduciosi, accorti e con un atteggiamento positivo, in modo tale che il bambino possa andare nel mondo con fiducia e serenità. Siamo noi a doverci credere.

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  • Quali sono stati i primi aspetti critici con cui ti sei scontrata come psicologa e psicoterapeuta dopo il lockdown? Secondo te, sono più gli adulti o i bambini ad aver sofferto di questo periodo particolare?

Sia i piccoli che gli adulti hanno vissuto questo periodo di isolamento con grande difficoltà, ovviamente con differenze individuali legate al funzionamento personale e alla situazione specifica di ciascuno. Si stanno rivolgendo a me diverse persone con sintomatologia depressiva o ansiosa che ha esordito in questo periodo non solo perché vittime del virus o per questioni legate al contagio o perdita di qualche caro, ma soprattutto perché la passività a cui ci ha costretti questo periodo di fermo ha inevitabilmente messo a contatto ciascuno di noi con questioni irrisolte lasciate in sospeso magari anche da tanto tempo. Sono quindi emerse emozioni e pensieri disfunzionali sul presente che però hanno a che fare con esperienze di vita non elaborate del passato. Credo che i bambini abbiano patito l’interruzione della loro ruotine e l’isolamento, ma credo anche che la ripresa per loro sarà più veloce, riusciranno a integrare nella loro memoria autobiografica questo periodo della loro vita, elaborandolo, con grande facilità, a patto che noi adulti riusciremo a fungere per loro da base sicura.

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Un grazie speciale a Silvia Puricelli, se volete approfondire un disagio o un dubbio potete contattarla attraverso il suo sito internet www.silviapuricelli.it

Arianna

 

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