L’importanza del contatto

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Parlare di contatto può sembrare un paradosso in questi tempi di distanza forzati eppure ci stiamo tutti rendendo conto quanto invece questo sia bisogno imprescindibile del corpo e dell’animo di ciascuno di noi.

L’antropologo Ashley Montagu affermava: «Un essere umano può trascorrere la vita cieco e sordo o completamente privo dei sensi dell’olfatto e del gusto, ma non può sopravvivere senza le funzioni proprie della pelle».

Ma quanto è importante la pelle per lo sviluppo dell’essere umano?

Vi basti iniziare a pensare a due cose:

  • La pelle ricopre la quasi totalità del nostro corpo ed è originata dallo stesso foglietto embrionale degli organi di senso e del sistema nervoso, l’ectoderma. Per semplificare, la pelle ha la stessa base cellulare da cui si origina anche il sistema nervoso, confermando, così, quanto sia connessa con il cervello, sede delle nostre emozioni. Esempio lampante lo verifichiamo quando arrossiamo o abbiamo degli sfoghi cutanei se viviamo periodi di forte stress;
  • Il tatto è il primo senso a svilupparsi nell’utero materno, precisamente dalla 7° settimana, quando l’embrione non ha ancora occhi né orecchie, eppure, basta un leggero sfioramento delle labbra perché reagisca allontanando la testa.

Dato che una funzione vitale è tanto più importante quanto prima si sviluppa, si può facilmente dedurre quanto sia essenziale il contatto per l’uomo.

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È attraverso le sensazioni della pelle, attraverso il toccarsi vicendevole, il tastare gli oggetti, che conosciamo il mondo circostante e noi stessi.
Il confine della nostra pelle diventa mezzo di comunicazione e conoscenza reciproca.

Questo è valido per tutta la nostra esistenza ma è durante l’infanzia che questo bisogno di contatto è ancor più fondamentale per il benessere e lo sviluppo. Considerando la misura, necessaria, del distanziamento sociale, è inutile nascondere la preoccupazione che può derivarne rispetto alle lacune nello sviluppo fisico e psico-emotivo dei più piccoli ma, al contempo, ed è la prospettiva che preferisco, ci può rendere consapevoli dell’enorme possibilità che abbiamo nel poter coltivare a casa il “contatto buono”.

È tra le mura domestiche, infatti, che iniziano le buone pratiche per donare e ricevere il “tocco che nutre” (come lo chiama Vimala McLure).
È il modo in cui genitori e caregivers si prendono cura del piccolo che influenza direttamente la sua esperienza di sé, del mondo e il suo sviluppo.
Il nostro tempo, così frettoloso e orientato al fare piuttosto che allo stare, spesso trascura i bisogni del tutto fisiologici dei bambini e lascia noi genitori in balìa, con non poche difficoltà, tra ciò che sentiamo istintivamente di fare per il benessere dei nostri figli e ciò che la società pensa sia corretto. Sembra che la crescita di un bambino non sia il processo del “diventare grandi”, peraltro processo condiviso con i genitori, ma una catapulta diretta all’“essere grandi”, dove gli spazi di autonomia non sono conquiste ma condizione a cui arrivare prima possibile per recuperare la libertà.

Il bisogno di contatto non fa eccezione da questo punto di vista, anzi, forse è quello che più e più a lungo deve far fronte agli attacchi esterni. Per questo può essere di grande aiuto informarsi almeno un po’, da fonti affidabili, sui bisogni fisiologici dei nostri cuccioli e dotarsi di strumenti che consentano di essere il più sereni possibili durante il viaggio, tanto meraviglioso quanto complesso, della genitorialità.

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A proposito di strumenti utili e tornando al discorso precedente, a maggior ragione in questo periodo da “deficit dell’alterità”, risulta importante mantenere il contatto fisico con i nostri bambini: abbracci, carezze, tenere la loro mano, baci, solletico e coccole vanno sempre bene e, con i figli più grandi, sarà stimolante trovare nuove modalità di interazione fisica, magari meno plateali ma altrettanto arricchenti.

Tali intimità porteranno numerosi benefici a livello fisico ed emotivo. I bambini, infatti, per crescere in salute hanno bisogno di contatto e di affetto. Dare e ricevere questo tocco buono, gentile e amorevole, attiva la produzione di endorfine e di ormoni che portano benessere.

Per esempio, praticare il massaggio sin dai primi giorni di vita aiuta i bambini, tra le altre cose, a percepirsi nell’insieme, stabilisce un legame positivo col proprio corpo e con chi pratica il massaggio perché fa sentire al bambino che è amato, rafforza il sistema immunitario e aiuta a regolare le funzioni vitali e lo stress. Anche portare il bambino in fascia rientra nelle possibilità di mantenere il contatto – e le mani libere- col proprio figlio.

Questi elencati sono suggerimenti, mezzi per trasmettere amore attraverso la pelle. Perché, come scrive Frederick Leboyer, ostetrico e ginecologo, ideatore del parto dolce, “per i bambini piccoli essere portati, cullati, accarezzati, essere tenuti, massaggiati sono tutti nutrimenti indispensabili, come le vitamine, i sali minerali e le proteine, se non di più. Se viene privato di tutto questo e dell’odore, del calore e della voce della madre che conosce bene, il bambino, anche se gonfio di latte, si lascerà morire di fame”.

Teniamoci in contatto!

Ginestra Moresca

PILLOLE PEDAGOGICHE:

  • Praticare il massaggio infantile è un ottimo strumento per costruire un rapporto basato sull’ascolto, la fiducia e l’empatia. In più serve al genitore per ritagliarsi un momento e trovare supporto nell’insegnante e nel gruppo di genitori che partecipano agli incontri.
  • I bambini crescono e non gradiscono più di essere “strizzati” in abbracci e “soffocati” dai baci? Le modalità per rimanere in contatto sono infinite. Provate a cullare i vostri bambini avvolti in un telo, come se fossero in un’amaca.
  • Anche giocare “ai pizzaioli” può essere molto divertente. Come? Fate stendere il bambino (o impastate solo sul braccio o sul palmo della mano) e fate finta di versare la farina, l’acqua e gli altri ingredienti per preparare una buona pizza. Abbinate ogni ingrediente ad un gesto (ad esempio tamburellare con le dita per l’acqua), impastate, mettete nel forno caldo dei vostri abbracci e gustate il risultato. Quasi certamente i bambini vorranno fare altrettanto con voi.
  • Inventate storie e raccontatele sul corpo dei bambini: C’era una volta un lombrico che strisciava per terra e mangiucchiava una fogliolina…di lì a poco passò un leprotto… (imitando con le mani i passi di questi animali).
  • Non obbligate il bambino a baciare o abbracciare le altre persone, nonni e zii inclusi (non rimaneteci male!). Il contatto fisico deve essere inserito e voluto in una relazione affettuosa di rispetto reciproco: obbligando il bambino a gesti che in realtà non sente né desidera, priviamo il bambino della fiducia nelle sue sensazioni, che potrebbero consentirgli di riconoscere e difendersi da eventuali abusi, e gli diamo il messaggio errato che deve fare sempre ciò che l’altra persona chiede.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Flora Lovati ha detto:

    Complimenti per il bellissimo articolo. Ho due bimbi e facciamo sempre il gioco della pizza, lo adorano. Uso spesso il contatto fisico: non solo per le coccole per il dormire, per il gioco, ma anche per inviare messaggi. Ho capito che spesso, se si hanno bambini molto piccoli, il tocco raggiunge prima e meglio che le parole. Ricordo quando avevo 3-4 anni, il tocco della mia nonna: quel modo che aveva di tenere in mano i miei piedini per scaldarmeli. Era come se mi rendesse preziosa, con quel suo tocco. Ed io restituisco questo stesso regalo ai mie piccoli.

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