ISTRUZIONI PER UN “VOLO” SERENO (no, finestra e balconi non c’entrano)

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Donald Winnicot: nome ricorrente nei miei anni di studi e letture. Pediatra e psicanalista britannico (1896- 1971). Illuminato ed illuminante per gli addetti ai lavori.
Da quando sono diventata madre, praticamente un santo.

Da cosa deriva questo salto di qualità che, sono certa, aprirà spazi di riflessione anche per voi?
Un concetto su tutti, che ne racchiude molti altri altrettanto importanti: la madre sufficientemente buona.
Probabilmente ne avrete già sentito parlare ma chi sarà mai costei?
Appena nato il bambino è in realtà una diade, in quanto esiste nel rapporto che ha con la madre; è attraverso la sua mediazione prima e il distacco da lei poi, che il bambino imparerà a conoscere il mondo circostante e ciò che è altro da sé.
Essendo centrale per la cura del piccolo, il ruolo materno è carico di aspettative e responsabilità.

Ma qui sta la buona notizia: per uno sviluppo sano ed equilibrato il bambino non ha bisogno di una madre perfetta ma, appunto, di una madre sufficientemente buona”.

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Una madre che sa in modo istintivo quando e come prendersi cura di lui e, udite udite, anche quando lasciarlo alle inevitabili frustrazioni.

Questo non significa abbandonarlo a sé stesso o non impegnarsi al massimo per garantirgli un ambiente sano ed un’educazione positiva, ma imparare la consapevolezza che i bambini crescono comunque: a prescindere da ciò che facciamo, il loro sviluppo semplicemente e naturalmente… si compie.
Questo implica la liberazione di tutti noi genitori (ma vale per qualsiasi individuo sulla faccia della Terra!) dal peso tanto frustrante quando inutile della perfezione, dal carico mentale di doverci occupare sempre del più piccolo dettaglio.
Significa evitare di abbinare una giornata storta al pensiero di essere storti o sbagliati noi!
Niccolò Fabi in una sua splendida canzone canta: “giorno dopo giorno è silenziosamente costruire, e costruire è sapere e potere rinunciare alla perfezione”. Senza sensi di colpa e di inadeguatezza.

Specie nei momenti in cui, come affermava Winnicot, si hanno “molte buone ragioni per detestare il figlio”: quando piange disperato senza mai fermarsi, quando si ostina sulle sue posizioni, quando non lascia lavorare in tranquillità…alzi la mano chi non ha mai avuto pensieri come “non ti sopporto più!”. Questo non significa non amare nostro figlio o non prendersene cura rispondendo ai suoi bisogni, ma essere consapevoli che nessuno necessita della perfezione, tantomeno i nostri figli. È tanto semplice da dire quando complesso da fare, ne sono consapevole, ma occorre provarci.

Solo abbracciando i nostri limiti, dando esempio continuo di accettazione e impegno, potremo essere una guida efficace per i nostri bambini. Le imperfezioni ci rendono ciò che siamo, spetta a ciascun genitore accoglierle e farne spinta di miglioramento. Per poter fare altrettanto con i nostri figli donando amore pur con le nostre stanchezze, i dubbi e i difetti, rabbia e tristezza.

Ma come possiamo donare amore se non lo coltiviamo innanzitutto per noi stessi?
Come essere pazienti con i nostri figli, specie in questi giorni di quarantena, se non concediamo tempo e spazio per noi stessi? Essere presenti per i nostri figli, per le persone che amiamo, significa in primis essere presenti a sé stessi, esserci non solo fisicamente ma col pensiero, emotivamente. Per poter essere contenitori efficaci delle frustrazioni e dei momenti di difficoltà dei bambini abbiamo bisogno a nostra volta di essere contenuti.

“Nel caso di depressurizzazione[…] indossate prima la vostra maschera e poi aiutate chi necessita della vostra assistenza” suonano così le istruzioni degli assistenti di volo sull’aereo.Ecco, proviamo a declinare questa saggia raccomandazione nella quotidianità delle nostre case. Come può esser possibile tutto questo se non ricavando dei momenti per sé?

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Spesso basta davvero poco per mantenere il proprio equilibrio e ricaricarsi: leggere qualche pagina di un buon libro, ascoltare un bel brano musicale, un bagno rilassante, un giro in moto o al parco, lasciare i bimbi dai nonni o dalla baby sitter per fare un aperitivo a due e\o con gli amici… seguite la vostra voce interiore, le inclinazioni e i desideri del momento.
Concedetevelo, senza cadere nella trappola dei sensi di colpa.

I vostri figli hanno bisogno di uomini e donne – che altro non sono, poi, che papà e mamma – felici! Solo così potranno essere bambini – e figli – felici.
Il mondo ha bisogno di gente serena e centrata, ora più che mai.

Ginestra Moresca

P.S. QUI  ne “Il giardino segreto delle mamme”, per esempio, potete trovare molti spunti semplici per prendervi cura di voi stesse. Approfittatene.

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