Le due “R”

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Si parte così, con un bel sospirone mentre si pensa e si dice: “Che periodo questo eh?!”. Per i genitori alla prese con i piccoli di casa poi! Sembra non ci sia tregua: smartworking, didattica a distanza, intrattenere i più piccini sino all’ora di cena…insomma un vero lavoro h24 senza un attimo di pausa.

Scherzando con mio marito, commentando le miriadi di lamentele sentite qua e là, ho detto con enfasi: “Benvenuti nel mondo delle mamme, gente!”. Ammettetelo mamme, state annuendo! Vi vedo eh! Ma, battute a parte, è realmente così. Con la quarantena dovuta dalla SARS-Cov-2, più noto come coronavirus, son saltati tutti gli equilibri domestici e non. E allora cosa possiamo fare?

Bacchette magiche non ce ne sono, ma un aiuto sì ed è sempre, sempre, valido e racchiuso in queste parole: ROUTINE e RITI. Immaginate: siete al vostro primo giorno di lavoro, il che già basta per essere agitati, non conoscete nessuno, non sapete come si svolge la giornata lavorativa perché nessuno ve l’ha spiegato. Come vi sentite? Di certo sareste più sicuri nel caso in cui veniste affiancati da qualcuno che, con chiarezza, pazienza e gentilezza, vi spiegasse come funzionano le cose in quella ditta, vero? Ecco, con un esempio avete realizzato come si sentono i bambini ogni giorno o quasi. I piccoli hanno bisogno di sapere cosa accadrà (ecco perché vi “tormentano” chiedendo mille volte la stessa cosa e “cosa si fa\farà , mamma?”), necessitano di rassicurazioni e riti per poter acquisire sicurezza e ridurre l’ansia dovuta al non sapere.

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Maria Montessori sottolinea come, sin dalla nascita sino a circa 3 anni, il bambino sia molto sensibile all’ordine. Un ordine che riguarda sia l’ambiente esterno ma anche l’organizzazione delle giornate. Questo perché, da buon “scienziato”, sperimenta in continuazione l’ambiente e la sua relazione con esso, pertanto necessita di una struttura che gli consenta di operare e vivere in modo più sereno possibile.

La routine e i riti che la denotano sono fondamentali permettendo l’orientamento nel tempo, nello spazio e consentendo di capire come relazionarsi in modo sempre più sicuro e certo. Col tempo questo comporterà maggiore autonomia e capacità di adattamento ai cambiamenti.

Alcuni esempi pratici: se ogni sera, dopo essermi preparato e aver messo il pigiama, la mamma mi porta a letto e mi canta racconta una storia a luci soffuse, saprò con facilità che è giunto il momento della nanna; o se tutte le mattine mi viene a svegliare cantando la stessa canzoncina saprò che è proprio ora di alzarmi. In questo modo riti e routine hanno una duplice funzione: – supportare il bambino nel prevedere quel che verrà rendendolo sicuro e indipendente , – aiutare i genitori perché un bambino in grado di anticipare gli avvenimenti percepirà di avere più controllo sulla realtà e avrà meno modo di scatenare quelli che vengono, purtroppo, chiamati capricci quando invece sono bisogni non accolti.

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A noi il compito, dunque, di trovare una routine che ben si adatti alle necessità di tutta la famiglia senza farla diventare una gabbia stressante dai ritmi vorticosi ma solo un “canovaccio dei giorni” che faciliti lo svolgimento sereno delle giornate.

A livello pratico è molto utile sfruttare dei supporti visivi. Se non ci si sente in grado di disegnare, in rete (Pinterest santo subito – le immagini di questo articolo son state recuperate da lì -!) si possono trovare dei disegni o delle idee molto semplici e carine da realizzare. Ricordo sempre che è bene calibrare questi strumenti rispetto al bambino e alla sua età, per cui si potrà utilizzare una bella immagine grande per i bimbi più piccoli, meglio ancora se si tratta di una sua foto mentre svolge quell’azione; delle immagini “interattive” fino alle classiche liste per i più grandi, però sempre meglio aggiungere dei simboli che danno immediatezza.

«Il piccolo principe ritornò l’indomani. “Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.» Ecco, prepariamoci il cuore, soprattutto in queste settimane che possono essere più pesanti del solito, e ricordiamo che nessuno di noi è perfetto (per fortuna davvero!) e mettiamo a frutto questo tempo per prenderci cura dei nostri bambini. E, come insegnano i miei studi ed esperienze, prendersi cura è sì, anche, sapersi “preoccupare”, ma inteso non come angosciarsi e arrovellarsi, bensì come saper prevedere le necessità altrui e accoglierle. Così come le nostre.

Ma questa è un’altra storia che racconteremo un’altra volta. Felice Pasqua di Resurrezione.

Ginestra Moresca

pedagogista, educatrice e insegnante AIMI

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